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Non posso lavorare e ho un debito: il creditore può prendersi la pensione?

Redditi impignorabili: di nome o di fatto?

Rendite-InailL’amletico dubbio avrà investito almeno una volta chi ha un debito sospeso in quanto materialmente impossibilitato a estinguerlo. La risposta alla domanda contiene in sé due elementi, l’uno parzialmente positivo, e l’altro negativo, ma circoscritto ad alcune casistiche particolari.

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Il legislatore ha previsto l’intangibilità di alcune tipologie di reddito in quanto i percettori si trovano in situazioni di svantaggio – talvolta psicofisico – che impedirebbe loro di attingere liquidità da altre fonti, quali uno stipendio. Un esempio? Le rendite erogate dall’INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) in favore di chi ha subito un infortunio o sviluppato una patologia cronica mentre prestava la propria opera professionale.

Le rendite INAIL mirano a garantire una sorta di compensazione (quantomeno economica e materiale) a chi, per motivi di salute, è uscito suo malgrado dal mercato del lavoro. Da qui scaturisce la loro impignorabilità, sancita dal Codice Civile (articolo 545) e ribadita da un Decreto del Presidente della Repubblica emanato nel 1965 (il numero 1124).

La Corte Costituzionale, però, successivamente è intervenuta in materia, sparigliando parzialmente le carte; la sentenza n.572/89, nello specifico, ha stabilito che, in caso di richiesta di crediti alimentari destinati a figli o ex coniugi i redditi INAIL sono pignorabili.

Gli Ermellini hanno aggiunto un importante tassello, attraverso la sentenza n.25043, determinando chiaramente entro quali limiti possono essere aggrediti i redditi INAIL. Vale, come per le pensioni erogate dall’Inps la percentuale di un terzo, che comunque può essere ulteriormente abbassata a discrezione del giudice previa valutazione della situazione materiale e psicofisica del debitore.

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Asta-immobiliareIl principio democratico è sulla carta, ma non sempre si trasferisce ed applica alla realtà. Sia che si tratti di diritti, sia che si tratti di tutele e protezioni da riconoscere ai cittadini in difficoltà economiche.

Può succedere così, che alla proroga del blocco delle cartelle esattoriali causa Covid19, annunciata con grande enfasi dal Governo, NON sia corrisposta una tregua per quel che riguarda le aste giudiziarie determinate da prestiti accesi e non rimborsati su case di residenza e locali commerciali.

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Un tema caldo anche questo, ma che è rimasto avviluppato in una coltre di silenzio e indifferenza; come se nascondere la polvere sotto al tappeto spazzasse via lo sporco senza dover fare fatica.

Nei giorni scorsi, però, la Caritas Ambrosiana ha preso posizione pubblicamente, sperando di far accendere i riflettori dell’opinione pubblica sul problema.

È necessario facilitare l’iter di accesso all’esdebitazione per le famiglie che versano in gravi condizioni materiali, ha spiegato Luciano Gualzetti (direttore della Caritas Ambrosiana). Il lockdown di marzo e aprile ha inflitto un duro colpo a migliaia di italiani, lasciandoli senza lavoro, o comunque riducendo considerevolmente il monte ore, e quindi lo stipendio. Il futuro prossimo è tutto da scrivere, ma il rischio più che concreto è che lo si debba fare usando nuovamente i toni cupi del nero, del grigio, del blu scuro. Ciò rende necessario applicare la proroga del 31 dicembre 2020 anche alle aste immobiliari relative a prime case, laboratori artigianali ed attività commerciali.

Nel frattempo però, precisa la Caritas Ambrosiana, bisogna accelerare i tempi per l’entrata in vigore del nuovo Codice della Crisi. L’iniziale termine del dicembre 2021, infatti, è stato decisamente superato dall’incalzare degli eventi: non è permesso procrastinare, i cittadini hanno bisogno adesso di prendere fiato, perché altrimenti sarà troppo tardi per molti di loro.

La Caritas Ambrosiana si era già mossa in questa direzione in tempi non sospetti, visto che a febbraio aveva presentato una proposta di emendamento al Decreto Semplificazioni firmata da magistrati, docenti universitari e fondazioni anti-usura. Nella fase finale dei lavori poi, il documento era stato rigettato.

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Ogni situazione è una medaglia…o un dado, perché può essere letta attraverso – almeno – due chiavi interpretative contrapposte.

Proroga stop tasseNon fa eccezione il Dl n.129/2020 inserito nella Gazzetta Ufficiale n.260 del 20 ottobre scorso. Il provvedimento è costituito da UN articolo, in cui però sono concentrate due disposizioni destinate a cambiare profondamente l’orizzonte di breve e medio termine dei contribuenti.

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Infatti, il DL n.129/2020 confermato il congelamento temporaneo del pagamento delle cartelle, delle ingiunzioni e degli accertamenti esecutivi. Il saldo, comunque, dovrà avvenire entro il 31 gennaio 2021.

Contestualmente, però, anche Agenzia delle Entrate Riscossione ha facoltà…di “prendersela comoda” con la notifica dei crediti - tributari e non - maturati da marzo 2020 in poi. Nello specifico, il Fisco avrà tempo fino al 31 dicembre 2022 per comunicargli ai contribuenti. La prima e più immediata conseguenza è che i termini relativi alla prescrizione ed alla decadenza, principi che giocano a favore di chi è indebitato, decorreranno solo A PARTIRE da Capodanno 2023.

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